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Relazione del Presidente_Assemblea Generale 2017

 

Autorità, Signori Ospiti, Cari Amici e Colleghi,

grazie per essere intervenuti alla nostra Assemblea Generale.

Un ringraziamento al nostro Presidente, Vincenzo Boccia, per essere con noi oggi.

Prima di dare inizio ai nostri lavori, vi chiedo di ricordare, con un minuto di silenzio, le vittime dell’alluvione di settembre.

Grazie!

Diamo inizio all’Assemblea.

L'Assemblea odierna coincide con il primo anno del nuovo soggetto unico Confindustria Livorno Massa Carrara e abbiamo voluto celebrare questo traguardo qui a Carrara, ospitati dall’Internazionale Marmi Macchine.

Ed in questa circostanza, anche a nome dei Colleghi del Consiglio Generale, rivolgo un saluto di buon lavoro al nuovo Sindaco di Carrara.

Auspichiamo che si potranno perseguire gli obiettivi strategici nella logica di una collaborazione condivisa tra Enti Locali, Regione e Governo nazionale, per accrescere il peso specifico delle esigenze dei nostri territori.  

Il 2017 si conferma un anno ancora pesante per l’economia delle nostre province.

La situazione occupazionale a Livorno e Massa Carrara resta molto preoccupante. I dati Istat confermano un tasso di disoccupazione in aumento in entrambe le province, superiore alla media Toscana.

A Livorno si torna ad un tasso a due cifre, 10,2%, che non si riscontrava dagli anni ’90. Massa Carrara registra un tasso pari al 16,6%.

Queste percentuali evidenziano il permanere delle difficoltà conseguenti alla grave recessione del comparto produttivo, che registriamo dal 2008.

Tuttavia, ad una situazione di emergenza e di crisi perdurante non corrisponde un cambio di passo nelle iniziative pubbliche, per cui, oltre ai ritardi di attuazione dei piani di riqualificazione e di reindustrializzazione, permangono carenze infrastrutturali, burocrazia farraginosa, alti costi delle utilities e assenza di attrattività per nuovi insediamenti, tutti fattori che non aiutano a consolidare e tantomeno a sviluppare il sistema industriale esistente.

Ne è prova che, nel quadro delle politiche industriali, gli strumenti di programmazione negoziata sperimentati, hanno dimostrato sostanziale inadeguatezza, nei tempi e nei metodi di attuazione, rispetto alle esigenze di reindustrializzazione.

L’Accordo di Programma per la Riqualificazione e la Riconversione del Polo Industriale di Piombino è stato sottoscritto il 24 aprile 2014, mentre l’Accordo di Programma per il Rilancio Competitivo dell’Area Costiera di Livorno risale all’8 maggio 2015.

Il primo Protocollo di Intesa per lo Sviluppo e la Reindustrializzazione delle Aree Produttive della Provincia di Massa Carrara fu siglato nel lontano 22 marzo 2011 ma, ancor oggi, l’Accordo di Programma non è stato sottoscritto.

Eppure, si tratta di strumenti straordinari, che valgono milioni di risorse – 162,2 milioni per Piombino e 581,77 milioni per Livorno, da cui non sono conseguiti gli esiti attesi, a causa di procedure tortuose.

A Massa Carrara continua l’attesa per la firma dell’Accordo di Programma, mentre a Livorno e Piombino le regole di accesso agli incentivi non hanno corrisposto alle dinamiche organizzative e produttive delle Aziende, dimostrandosi incoerenti con le effettive caratteristiche del sistema delle Imprese operanti nelle aree di crisi, con la conseguenza che i risultati delle varie “call” sono state marcatamente insufficienti per quantità e qualità.

Ciò dimostra che la reindustrializzazione e la conseguente ripresa dell'occupazione non si realizzano limitando gli interventi normativi al mero "obbligo di formalità" ma occorre che sia perseguito anche “l'obbligo di risultato".

Rispetto a questo quadro deludente, stiamo lavorando con alcuni Dipartimenti Universitari per approfondire il tema dei fondi alternativi alle agevolazioni tradizionali, con l’obiettivo di sganciarci dai vincoli burocratici e sperimentare fonti di finanziamenti dinamici per insediamenti localizzativi nelle aree di crisi.

Nel panorama delle farraginosità burocratiche spiccano le bonifiche dei siti industriali, che da anni si trovano in totale stallo, pur essendo uno dei passaggi indispensabili per la reindustrializzazione.

Ne sono prova i 19 anni trascorsi dall’avvio della “partita” sui Siti di Interesse Nazionale, iniziata con la legge 426 del dicembre 1998  e ripetutamente integrata, senza avere di fatto conseguito i risultati attesi.

È certo che avere trasformato parte dei Siti di Interesse Nazionale in Siti di Interesse Regionale è stato un notevole passo avanti, sia per Carrara, sia per Livorno.

Purtroppo a tale risultato corrispondono tempi più che lenti e le risorse economiche, ripetutamente annunciate, ad oggi non hanno prodotto risultati realmente compiuti né a Livorno né a Massa Carrara.

Finalmente è stata approvata la convenzione che rende operativo l'Accordo di Programma del 2016, per la bonifica delle aree comprese nei SIN e SIR di Massa e Carrara, che ha messo a disposizione 3 milioni e 58mila euro per dare avvio ad una prima fase di interventi prioritari di messa in sicurezza e bonifica nelle aree residenziali, oltre a una serie di aggiornamenti per le bonifiche seguenti.

Nel marzo di quest’anno la Regione ha stipulato con SOGESID la convenzione per l’avvio della progettazione preliminare per la messa in sicurezza della falda, che, tuttavia, non contiene un cronoprogramma che indichi i tempi per la conclusione delle attività.

Altre risorse, pari a 21 milioni, stanziate dal CIPE, saranno utilizzate per le bonifiche delle sole aree pubbliche e per gli interventi sostitutivi.

La lentezza delle procedure per le bonifiche ha causato un freno a qualsiasi azione di attrazione imprenditoriale, oltre che ostacolare gli investimenti nella Zona Industriale Apuana.

Inoltre quest’area, strategica per la sua vicinanza al Porto, risente pesantemente anche delle difficoltà riconducibili al rischio idrogeologico.

Eppure, la Zona Industriale Apuana contiene ancora aspetti che la identificano quale area propulsiva della realtà economica locale ed essenziale piattaforma logistica. In quest’area infatti risiede un significativo comparto della meccanica che, anche in virtù dell’importante presenza di Nuovo Pignone - BHGE, rappresenta il 54% dell’export provinciale.

Rimane, purtroppo, indeterminato il ruolo del Consorzio Zona Industriale per il quale, non  percepiamo una riflessione adeguata circa le funzioni e la sostenibilità economica-finanziaria.

Siamo convinti che nella Zona Industriale vada messo fine al proliferare degli elementi di conflittualità delle diverse tipologie di insediamento, con il rafforzamento della caratterizzazione manifatturiera.

Apprezziamo, sotto questo profilo, come gli strumenti urbanistici in fieri del Comune di Massa, non introducano un’ulteriore parcellizzazione di aree e prevedano lotti minimi più coerenti con l’insediamento di attività manifatturiere di adeguate dimensioni.

L’approvazione del Regolamento Urbanistico di Massa costituisce quindi un atto fondamentale per il riordino funzionale del territorio e anche per una ripresa del settore edile che ha pagato in questi anni di stagnazione economica prezzi pesantissimi. Non è accettabile la prospettiva del “ricominciare tutto da capo”. 

Passando al SIN di Piombino, nonostante gli ingenti stanziamenti, pari a circa 108 milioni di euro, a cui si sono aggiunte risorse del CIPE per 50 milioni, si è proceduto agli interventi di risanamento per i suoli e per le acque di falda soltanto per alcune porzioni di aree, mentre, per gran parte di quelle comprese all’interno del parco siderurgico, siamo ancora fermi alla definizione delle indagini preliminari alla progettazione del piano di bonifica.

Sarebbe stato necessario procedere con determinazione e speditezza, tenuto conto che la riqualificazione ambientale delle aree ex Lucchini rappresenta una delle priorità dell’Accordo di Programma, firmato ben quattro anni orsono.

Altrettanto preoccupante la situazione del SIR di Livorno, che completa il quadro non consolante del capitolo bonifiche.

Il dialogo istituzionale risulta carente, in particolare sulle procedure in atto per l’individuazione dei soggetti responsabili dell’inquinamento, nei casi in cui questi non siano già noti.

Inoltre preoccupa che, nel Programma Regionale di Sviluppo 2016-2020, non vengono espressamente allocate risorse finanziarie da parte della Regione, lasciando conseguentemente indefiniti i tempi di bonifica delle aree.

Tutto ciò incide pesantemente sull’attrattività del territorio poiché eventuali investitori non possono contare su istruttorie con tempi certi.

Anche per questo, abbiamo avviato da tempo un’attività di supporto per tutti gli aspetti inerenti i progetti e le modalità di bonifica, finalizzata a fluidificare la tortuosità dei percorsi burocratici che continuano a frenare i piani di sviluppo delle imprese.

Ciononostante, la presenza sul territorio di numerose imprese multinazionali rappresenta un importante fattore attrattivo, sia per gli aspetti dimensionali sia per l'altissima tecnologia e le competenze che caratterizzano i processi industriali.

Massa, Carrara e Livorno, insieme a Firenze, sono i territori dove sono localizzate il maggior numero di imprese multinazionali, rispetto al resto della Toscana.

Abbiamo, per questo motivo, costituito il Coordinamento Multinazionali e Grandi Imprese, raggruppando un totale di 52 realtà che occupano oltre 9.000 dipendenti.

Si tratta di numeri importanti, ma soprattutto di un eccezionale serbatoio di tecnologie, competenze e cultura internazionale, oltre che un “traghetto naturale” per le imprese di minori dimensioni, che vogliono approcciarsi ai mercati esterni.

La dicotomia tra grandi, piccole e medie imprese è stata ormai superata da una visione che valorizza il rapporto di partnership e l’alleanza forte tra fornitori e committenti, indispensabile per accrescere la competitività del sistema produttivo nel suo complesso.

Questa idea era alla base del forum “Le imprese multinazionali come leve di sviluppo del territorio”, che organizzammo l’8 aprile 2011 nella cornice del Castello Pasquini a Castiglioncello.

In quell’occasione, avemmo, tra gli ospiti il Presidente di Nuovo Pignone, Massimo MESSERI, che abbiamo il piacere di ospitare anche nella tavola rotonda di oggi e che saluto, il quale già allora sosteneva come la presenza delle Multinazionali risulta fondamentale anche per lo sviluppo delle PMI.

Proprio dall’iniziativa a Castello Pasquini, ha preso avvio il Coordinamento delle Multinazionali e Grandi Imprese, insieme alle varie iniziative dedicate a favorire il radicamento sui territori e la crescita di questo comparto delicato e strategico per la nostra economia.

Presso alcuni grandi stabilimenti, localizzati nelle nostre province, si sono svolti incontri con imprenditori di piccole e medie Aziende per illustrare il processo di qualifica, con approfondimento sui requisiti e sui criteri di accreditamento per la catalogazione dei fornitori.

Inoltre, per accrescere le occasioni di reciproca conoscenza e collaborazione, è stato costituito il Gruppo di lavoro Relazioni Industriali, composto dai Responsabili delle risorse umane dei più importanti Gruppi Multinazionali, finalizzato a confrontare le “best practise” relative alle relazioni industriali.

Particolare attenzione è stata dedicata ai temi della formazione e dei rapporti con l’Università e le Scuole, poiché divulgare la cultura d'impresa ed i valori delle competenze e del merito rappresenta un obiettivo primario per il sistema industriale.

In questo ambito, è esemplare il progetto di apprendistato di primo livello attuato dalla Raffineria di ENI di Livorno: il primo sul nostro territorio e uno degli esempi più concreti di alternanza scuola lavoro. Venti studenti dell’Istituto Tecnico Industriale "Galileo Galilei” di Livorno partecipano, infatti, ad un articolato percorso formativo, della durata di due anni, che ha l’intento di rafforzare l’acquisizione delle competenze tecnico-professionali e relazionali. Un sentito ringraziamento alla dirigenza della Raffineria di Eni, che ha condiviso con le Aziende associate l’interessante iniziativa, auspicando che altre realtà promuovano analoghi progetti di formazione e orientamento.

Nel quadro dei rapporti con l’Università, abbiamo definito con l'Università di Pisa un protocollo, per favorire il matching fra le necessità aziendali e le professionalità dei vari rami dell'Economia.

Si tratta del primo passo di una strategia tesa a supportare il trasferimento di innovazione e conoscenza al sistema produttivo, per facilitare l’accesso delle Aziende al patrimonio di competenze dell’Ateneo pisano.

Insieme ai rapporti con Scuole e Università, abbiamo promosso una fitta serie di iniziative mirate alla tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori, alla sostenibilità ambientale, al dialogo con gli stakeholders, alla valorizzazione e alla formazione dei dipendenti.

Si tratta di valori indispensabili a consolidare il valore sociale dell’impresa, per contribuire a produrre lavoro e benessere, nel rispetto dell’ambiente e delle peculiarità del territorio

Per questa ragione, abbiamo incrementato le attività nel campo della responsabilità sociale e nella promozione dello sviluppo della cultura industriale sul territorio.

Il Bilancio di Sostenibilità del Comparto Chimico e Petrolifero Toscano è ormai giunto alla diciassettesima edizione. Il progetto, nato nel 1999 tra le imprese della provincia di Livorno, ha nel tempo ampliato il proprio perimetro fino a divenire, dallo scorso anno, un progetto regionale, che vede la partecipazione di imprese operanti anche in altre province.

Proseguendo nel solco della cultura della Responsabilità Sociale d’Impresa, stiamo progettando il Bilancio Sociale anche del Comparto della Portualità e della Logistica.

Mentre, lo scorso luglio, abbiamo presentato la prima edizione del Bilancio di Sostenibilità del Settore Lapideo, rendicontando il valore sociale e le opportunità che il comparto è in grado di riversare sul territorio: un’operazione di trasparenza, realizzata in collaborazione con l’Alta Scuola Imprese e Società dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.

Abbiamo evidenziato i risultati dell’indagine condotta tra le Aziende del settore, soprattutto per conseguire gradi di miglioramento per la sicurezza del lavoro e il perfezionamento della tutela ambientale.

D’intesa con l’Azienda Sanitaria Locale stiamo svolgendo un intenso lavoro di revisione e miglioramento delle linee guida di lavorazione al monte e quelle già terminate sono state recepite e ratificate dalla Regione Toscana.

Le aziende di escavazione hanno inoltre intrapreso un percorso di certificazione ambientale di cui già oggi è dotato il 20% delle imprese. Prevediamo entro due anni una copertura del 60%. Parallelamente, si stanno adottando nuovi macchinari come tagliatrici a catena e filtropresse che migliorano il livello di sicurezza e la tutela ambientale.

A fronte di tutto ciò, anziché diradarsi, si sono intensificati provvedimenti e protocolli, tutti sostanzialmente improntati a limitazioni, controlli, verifiche, ispezioni, supervisioni.

Non rifiutiamo tutto questo pregiudizialmente. Siamo per il rispetto delle regole. Ma, certamente, l’affastellamento di norme crea di fatto un’incertezza operativa.

Ciò nonostante, il riflesso economico del lapideo sul territorio (salari, imposte e tasse, acquisti da fornitori locali), è cresciuto di 500 milioni di euro ed occupa con l’indotto 8.000 addetti, rappresentando più del 30% dell’export di Massa Carrara.

Il progressivo processo di globalizzazione impone che la competitività delle imprese sia accompagnata e sostenuta dalla competitività del territorio, che dipende in misura sempre maggiore dalla sua coesione e dal giusto apprezzamento dei suoi asset più strategici.

Nello scenario economico dei nostri territori, spicca un altro settore strategico, rappresentato dalla logistica e dalla portualità.

Doppio è stato il primato raggiunto, lo scorso anno, dal Sistema Portuale del Mar Tirreno Settentrionale: primo posto in Italia per traffico dei passeggeri dei traghetti e di vacanzieri delle navi da crociera con 9,6 milioni di turisti e primo posto in Italia nei traffici delle Autostrade del Mare con ben 16,8 milioni di tonnellate.

I traffici sono cresciuti anche a Marina di Carrara segnando un incremento del 35%, con La Spezia che potrebbe chiudere il 2017 con il record assoluto di traffici container. Nei primi 6 mesi del 2017, infatti, la crescita è stata del +14,2%, raggiungendo i 713.434 teu.

Ma il quadro generale della portualità presenta anche molte ombre, specialmente per quanto concerne l’incertezza e l’esitazione che contraddistingue l’attuazione del Decreto Legislativo 169 dell’agosto 2016, in tema di riorganizzazione delle Autorità Portuali.

Senza contare che l’accorpamento del Porto di Carrara al Porto di La Spezia ha determinato lo smembramento del Sistema Portuale Toscano, da cui deriveranno certamente ripercussioni sul PIL della Toscana, senza che, almeno fino ad oggi, siano state delineate motivazioni fondate di tale scelta.

Anche nel caso della Darsena Europa, progetto centrale dell’Accordo di Programma di Livorno sottoscritto nel 2015, dopo tre anni non è stato possibile definire le procedure per il bando, così come sono ancora da completare gli altri progetti relativi alla nautica, alla cantieristica e al turismo crocieristico.

Una parziale schiarita nello scenario portuale è avvenuta poche settimana orsono con la faticosa costituzione del Comitato di Gestione dell’Autorità di Sistema Portuale di “Livorno-Piombino”, che ha messo finalmente fine ad una conflittualità strumentale e dannosa.

L’auspicio è che con la nuova governance pienamente operativa, così come quella dell’A.d.S.P. di “La Spezia-Carrara”, si proceda speditamente per velocizzare i tempi di attuazione dei progetti sospesi, unitamente alla piena integrazione con  il Porto di Piombino.

L’integrazione delle due realtà di Livorno e Piombino rappresenta il presupposto per avviare sollecitamente verifiche per una strategia collaborativa con l’ A.d.S.P. di La Spezia.

I continui mutamenti in corso delle dinamiche nello shipping internazionale richiedono di rafforzare politiche di integrazione dei rispettivi asset infrastrutturali.

Per il Porto di Carrara, apprezziamo gli orientamenti espressi dall’A.d.S.P. di La Spezia nel procedere sui lotti funzionali del “water front”; e auspichiamo che siano condivisi dalle altre Amministrazioni interessate, per concretizzare speditamente i reiterati annunci che si sono susseguiti negli anni passati.

Registriamo inoltre che il livello politico-istituzionale sembra aver mutato visione circa la realizzazione del Porto Turistico: rimaniamo dell’avviso che esso costituisca un asset essenziale per lo sviluppo della cantieristica nautica e per lo stesso sviluppo della filiera turistica della costa apuana.

Tra l’altro, per analizzare la nuova configurazione delle governance dei porti italiani, proprio dopodomani, a Livorno, è stato organizzato un convegno dal titolo “Porti: ad un anno dalla riforma della Riforma”, che analizzerà appunto le nuove A.d.S.P., con il contributo scientifico di specialisti di altissimo livello (sul portale della nostra Associazione gli interessati possono trovare il programma dettagliato dell’evento).

La riforma portuale impone certamente un cambiamento di mentalità poiché il futuro richiede collaborazione e coesione, quali presupposti basilari per contrastare la crisi profonda che ha rischiato di deindustrializzare completamente i territori della Costa Toscana.

Tra poco, vedremo “prove tecniche” di dialogo durante la tavola rotonda, alla quale parteciperanno, insieme agli altri ospiti, Stefano Corsini, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale di Livorno e Carla Roncallo, Presidente dell’Autorità di Sistema Portuale di La Spezia, che confidiamo possa rappresentare l'avvio di una relazione collaborativa.

L'aspettativa forte è che possa esserci una modalità diversa di relazione non soltanto tra le due A.d.S.P. ma tra tutte le Istituzioni, in modo che gli obiettivi dei programmi di mandato delle nuove Amministrazioni, coincidano con il miglioramento e la funzionalità di tutti gli elementi che concorrono al rafforzamento dei territori, accrescendo adeguatamente la capacità di dialogo istituzionale, indispensabile affinché le attività di programmazione e di pianificazione siano occasioni di effettiva collaborazione.

Purtroppo, fino ad oggi, il dialogo tra le principali Istituzioni del territorio è stato carente, con la conseguente disarticolazione delle policy urbanistiche ed infrastrutturali. Ecco la ragione per cui più volte abbiamo proposto di promuovere una “Holding di Territorio”, che tenga in squadra le Amministrazioni dei territori dell’area vasta della Costa. In tal modo si attenuerebbero le conflittualità nella pianificazione delle infrastrutture e nella programmazione economica, dando così forza alle rispettive potenzialità, ma soprattutto obbligando tutti a scelte e comportamenti coerenti con le esigenze dei rispettivi contesti socio-economici. In varie parti d'Europa sono già in essere formule di governo del territorio denominate “macroregioni” che stanno facendosi strada anche in Italia e potrebbero essere efficacemente sperimentate proprio sulla Costa Toscana, per puntare alla saldatura attraverso un asse virtuale con l'Area metropolitana di Firenze.

Per questo obiettivo teniamo l'attenzione fortemente concentrata sulla definizione di una gerarchia di priorità funzionali all’integrazione del Piano Strategico di Sviluppo della Costa con il Piano Regionale di Sviluppo 2016-2020.  

Condividiamo pienamente le finalità del Piano tese a riequilibrare il divario tra costa e interno, la cosiddetta Toscana “a due velocità”, con una visione unitaria e di prospettiva strategica, partendo dalla riorganizzazione dell'assetto istituzionale e dal superamento dei localismi.

Il programma delinea gli interventi prioritari da realizzare entro il 2020 tramite tre linee di intervento - infrastrutture, sviluppo economico e turismo, ambiente e territorio - in coerenza con le proposte in tema di economia circolare avanzate nel progetto “New Deal 2.0” messo a punto dall’Istituto di BioRobotica della Scuola Superiore S.Anna dell’Ateneo pisano.

Il nostro appello è che, da questo importante lavoro di inquadramento dei temi strategici, discenda la puntuale identificazione della gerarchia di priorità sulle quali vanno convogliate adeguate risorse economiche, con la predeterminazione di tempi certi per il raggiungimento degli obiettivi.

Per cambiare realmente passo e dare impulso ai processi di riconversione e reindustrializzazione, dobbiamo riuscire a fare in modo che gli adempimenti amministrativi e burocratici, collegati alle varie iniziative progettuali, abbiano un inizio e una fine esplicitati, al contrario di quanto avvenuto fino ad oggi.

Potremo agganciare la ripresa a condizione che le decisioni marcino alla velocità giusta, mentre, il fattore tempo troppo spesso continua ad essere una variabile indipendente rispetto alle esigenze di reindustrializzazione e troppo spesso piegato a logiche non economiche.

Per il rilancio del territorio costiero, continueremo a lavorare per favorire il dialogo sociale ed istituzionale e per contribuire a una pianificazione coordinata e condivisa di obiettivi, tempi, strumenti e risorse.

E’ in gioco il futuro economico del territorio costiero, pertanto non è più accettabile che passino anni tra rinvii, proroghe e indecisioni. Occorre, come ho detto all’inizio, non limitarsi più al mero “obbligo di formalità“ ma devono essere rendicontati i risultati ottenuti.

Avviandomi alle conclusioni, desidero ringraziare i Colleghi della Governance, che hanno partecipato attivamente alla vita dell’Associazione, fornendo utilissimi contributi di idee e di impegno, sottraendo tempo prezioso alle proprie Aziende.

Tutte le tematiche che ho trattato troveranno certamente approfondimenti interessanti nella Tavola Rotonda che seguirà, data l’autorevolezza dei protagonisti, che ringrazio ancora per aver accettato di partecipare.

Un ringraziamento al Direttore Generale e a tutto il suo Staff per la competenza e la professionalità con cui hanno  affiancato gli Associati, offrendo supporto specialistico e progettualità per le innumerevoli problematiche collegate alle situazioni di crisi perduranti.

Consentitemi anche a nome di tutti i Colleghi della Confindustria di rivolgere, in questa occasione, un ringraziamento molto sentito agli uomini delle Forze dell'Ordine, delle Associazioni di volontariato, ai volontari spontanei, alla Protezione Civile che si sono prodigati, oltre ogni attesa, nel soccorso alle vittime dell'alluvione.

Desidero estendere i ringraziamenti alle Istituzioni ed agli organi di stampa, con un particolare riconoscimento alla Giunta, a tutto il Consiglio ed al Governatore Rossi, per la sollecitudine e la tempestività con cui la Regione si è mobilitata, facendo culminare lo scorso 26 settembre il sostegno con l'approvazione, in tempi record, di un'apposita legge  per il nostro territorio.

Infine, prima di concludere, voglio sottolineare lo slancio, il coraggio e la speranza che ci hanno saputo regalare i giovani e giovanissimi “Angeli del fango“, che nei frangenti del post alluvione di Livorno hanno rappresentato una ulteriore spinta - forte ed irrinunciabile - a continuare nelle nostre attività.

Credo che il modo più bello e concreto per dire loro “grazie”, sia di confermare come obiettivo prioritario quello di sostenere le nuove generazioni, continuando a batterci per incrementare i livelli produttivi, aumentando così  le occasioni di lavoro e restituendo ai nostri giovani speranze e prospettive per il loro futuro.

In questo modo, tra l’altro, contribuiremo a recuperare una parte di quei quattordici miliardi di euro che rappresentano il costo per il nostro Paese della cosiddetta “fuga dei cervelli” all’estero!

Grazie a tutti per l’attenzione.

 


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