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Rapporto economia 2009. Commento del Presidente Caro

 

Crisi: che fare?

 

 


1.     Da un po ’ di anni, gli amici di IRS ci somministrano una robusta dose di dati che vivisezionano il nostro territorio e la sua economia, la demografia, l ’imprenditorialità, la congiuntura, il commercio estero, le  infrastrutture, il credito, il turismo, l ’agricoltura...

2.     é un lavoro meritorio; lo è tanto più in una comunità piccola come la nostra dove una buona parte delle analisi svolte non raccolgono l ’attenzione che meriterebbero;  la classe dirigente locale, per forza di cose, è composta da un numero piccolo di persone, persone che spesso fanno (lo dico anche a me stesso: facciamo)  fatica a uscire dai binari di un confronto autoreferenziato e viziato di "provincialismo"; l ’impressione è che  il rapporto sia un po ’ sovradimensionato per una realtà come la nostra.

3.     il tema dominante di questo rapporto 2009 è la crisi e il quadro tracciato da IRS ricorda  fondamentalmente  l ’impasse in cui si trovano le scienze mediche: la nostra capacità di diagnosi  è aumentata molto più rapidamente di quanto non sia aumentata la nostra capacità di aggredire i mali e le loro cause

4.     il rapporto è un caleidoscopio di spaccati molto diversi tra loro, difficili da amalgamare; molti sono dedicati al 2008, anno di crisi conclamata; altri aprono inquietanti squarci sul 2009 (che già si annuncia vero annus horribilis); altri ancora spaziano sulle trasformazioni degli ultimi dieci anni;

5.     gli amici di IRS, giustamente, hanno pensato a questa prestigiosa cornice per animare il confronto sul lavoro svolto;  il tema proposto -crisi che fare?- è complesso e  molte delle cose  che si dovrebbero e potrebbero fare (tanto nel breve che nel medio termine) sono "sovraordinate": dipendono da atti della regione, del governo, delle sedi nazionali delle banche, dell ’Unione Europea..

6.     per questo, dopo quanto è stato detto dai relatori, mi limito a svolgere una considerazione  generale su "Che fare" e a proporre alcuni caveat su una serie di aspetti specifici ...

7.     la nota: forti dei tanti dati raccolti, i ricercatori ISR escludono che ci sia "un caso Massa Carrara";  le cose vanno decisamente male; gli indicatori su questo sono molto chiari, ma gli stessi sintomi di forte depressione si riscontrano in  tutta la Toscana, in Italia, in  Europa, negli scambi mondiali.   A questa conclusione (la  crisi di Massa rientra nella norma) IRS approda da un osservatorio professionale e meticoloso; se lo afferma, c ’è da credere che abbia più di una ragione per pensarlo.

8.     quello dell ’Associazione Industriali è un osservatorio meno scientifico ma il nostro giudizio è diverso;  senza nessun intento polemico, sono convinto (e la lettura del rapporto ha rafforzato questa convinzione)  che ci sia  un caso Massa Carrara; solo se partiamo da questo assunto, infatti, possiamo mobilitare le energie e fare appello alle risorse necessarie per scrollarci di dosso questa crisi; solo se facciamo nostro il senso di urgenza e di drammaticità possiamo ritrovare coesione e reagire con fermezza...;

9.     il caso Massa non si è manifestato in questi mesi ma ha radici profonde: ricordo il gap che ci colloca sistematicamente sotto le medie regionali e nazionali in termini di reddito, disoccupazione, credito; la maledizione del SIN;  la chiusura Eaton, Ica, Italcementi ed Effemeccanica (solo per citarne alcune) ;

10. a questo si aggiunge una atavica rigidità negli atteggiamenti collettivi: i comitati contro la discarica, il water front, la galleria, le cave, il porto, il porto turistico, i camion, le azioni clamorose agitate per i Nuovi Cantieri..;  

11. non dobbiamo arroccarci in attesa della ripresa; dobbiamo concentrare le intelligenze, le professionalità e le risorse non nella difesa delle  cose così come sono ma  per  prevenire le crisi,  per creare le condizioni  per un nuovo ciclo di investimenti, per realizzare le infrastrutture, per  rendere meno tortuoso e complicato il fare impresa... ; senza questo "di più locale", senza uno sforzo aggiuntivo,  la ripresa, quando arriverà, farà emergere, acuendoli,  tutti i nostri mali storici...

12. ho ascoltato con interesse il dott. Aldo Bonomi e le sue idee sulle reti e le piattaforme; noi abbiamo una buona dotazione infrastrutturale; le sue osservazioni  mi convincono ancora di più che dobbiamo scommettere sul porto e sulle attività logistiche e che questo richiede una gestione di tutto il sistema:  porto, retro porto,  aree industriali con i loro binari, la  viabilità tra porto, autostrade e  le grandi arterie "Viale Zaccagna-Via Dorsale-Via Massa Avenza"; la strada dei marmi;  in prospettiva la Pontremolose..; le imprese più dinamiche e innovatrive, gli spedizionieri, l ’Accademia, il polo fieristico, la Cassa di Risparmio; solo se sapremo tessere questa rete riusciremo a muoverci nei mercati globali, a corroborare i settori già presenti (meccanica, lapideo) e a sostenere l ’affermazione dei nuovi (nautica, turismo, wellness, ambiente, ...);

13. questa non è la sede per addentrarci nelle maglie di questa grande rete ma è su questa partita che dobbiamo decidere "che fare"; questi sono invece tre  temi specifici del rapporto sui quali voglio soffermarmi

14. caveat n. 1:  nei paragrafi dedicati al marmo e all ’export, anche IRS ripropone l ’adagio dei  blocchi di marmo che non vengono lavorati nel distretto ma sono venduti solo in Cina o in India; così  non si fa un buon servizio; provo a ricordare come stanno le cose: su una produzione alle cave di 1,2 milioni di tonn. tra blocchi e informi, le esportazioni di marmi grezzi e lastre è pari 600.000 tonn. (il 50%); di queste circa 100.000 sono in effetti lastre; restano 500.000 tonn.  come è noto  queste sono costituite soprattutto da informi;  il problema export del marmo grezzo e concorrenza da Cina e India riguarda prevalentemente gli informi che, questo si è vero, oggi non siamo attrezzati per lavorare nel territorio; ma per favore smettiamola con le geremiadi di un settore dedito solo a esportare blocchi: i prodotti migliori, la maggior parte dei blocchi dei nostri bianchi, sono lavorati nel distretto;

15. qui è giusto aprire e chiudere una parentesi; a molti non piace come oggi è organizzato il settore marmo; vorrebbero imprese più dimensionate, filiere ricompattate, upgrading dei prodotti, ecc..;  purtroppo queste cose sono facili a dire ma molto difficile da fare; ma non c ’è niente di più sbagliato che pensare ad una classe imprenditoriale adagiata sugli allori o arroccata sulle rendite; anche in un anno difficile come questo, ci sono stati ingenti investimenti nel settore; purtroppo, lo stiamo sperimentando continuamente, non è facile aggregare le imprese, costituire consorzi...;  le recenti esperienze in fatto di progetti consortili fanno pensare che per raggiungere l ’obbiettivo desiderato (qualificazione dell ’offerta, riorganizzazione della produzione, azioni mirate sulla distribuzione, sui marchi e sul valore simbolico del marmo)  occorre un progetto di grande respiro, sostenuto da risorse ingenti e strumenti adeguati; mi sento di indicare questo grande progetto tra le cose da fare;

16. caveat n. 2: le nostre medie imprese industriali (pg. 155 e seguenti del rapporto) hanno una produttività per addetto uguale (circa 60.000 €)  a quella del resto della regione e dell ’Italia; come può non colpire il fatto che invece il costo medio per dipendente delle nostre medie imprese sia almeno il 10% più alto rispetto al dato regionale (42.700 € contro 37.200 in Toscana e 36.800 in Italia); mi chiedo (e lo chiedo ai ricercatori IRS) se c ’è una correlazione tra questo dato e la chiusura Eaton, Ica, Italcementi, la lunga serie di bilanci in rosso di NCA, il gap di investimenti e, di riflesso, il nostro cronico ritardo di sviluppo?

17.  caveat n. 3; i ricercatori ISR hanno fatto un grande lavoro; hanno cucinato dati di tanti tipi;  le vicende che governano l ’economia, però, non sono sempre riconducibili a pochi parametri numerici;  questo è un caveat che rivolgo a me stesso e agli imprenditori; la crisi è innegabile ma la realtà è  complessa e spesso è diversa da quella che i dati, e le famose medie di Trilussa, propongono; insomma, la crisi è davanti agli occhi di tutti ma prima o poi (e spero che sia quanto prima) ne usciremo!


12/06/2009


 
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