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INCHIESTA PUBBLICA
PROCEDIMENTO VIA PROGETTO DI VARIANTE DELLA DISCARICA PER RIFIUTI NON
PERICOLOSI - EX CAVA VITI
Contributo dell ’ Associazione Industriali Lucca e Massa Carrara alla
riunione dell’11 giugno 2009
Le ragioni per cui le associazioni di LU e MS guardano con interesse al nuovo progetto della discarica Cava
Fornace credo siano note ma è bene inquadrarle nella giusta cornice. Spesso infatti la
discussione su progetti ambientali come questo scivola in un corto circuito che vede il sistema industriale come grande o
primario vettore di inquinamento. Cercherò
di spiegare perché questo modo di pensare debba restare fuori dall’inchiesta
pubblica
Le
Associazioni di Massa Carrara e di Lucca sono organizzazioni partecipi
della vita locale e sono impegnate affinché le attività economiche si svolgano
nel rispetto delle normative e in armonia con la comunità e l’ambiente
Per inciso, nessun imprenditore, per quanto di
successo, può sentirsi in pace con se stesso e con la propria coscienza, se non
ha buoni rapporti con la comunità dove
vive, con i collaboratori
Le
associazioni ritengono che una elevata qualità della vita costituisca un asset
fondamentale per tutto il territorio: popolazione, imprese, giovani e turisti e
che rafforzi l’immagine del territorio e di riflesso, delle sue imprese e dei
loro prodotti
Nella
storia dell ’industria locale ci sono state pagine segnate da abusi, errori di
valutazione, mancanza di rigore, di lungimiranza. La stessa negligenza, gli
abusi, la mancanza di rigore e di lungimiranza va imputata però anche ai
comportamenti collettivi e a quelli di tanti singoli cittadini.
Non
dobbiamo dimenticare che l’istituzione del Ministero Ambiente è del 1986; molte leggi per la salvaguardia ambientale sono successive –
la direttiva CEE689 è del ‘91; i grossi incidenti ambientali (farmoplant,
resine, cokeria, marmettole,..) o sono precedenti o riguardano il primo periodo
di introduzione delle norme.
Le Associazioni Industriali hanno fatto proprie le lezioni di
quegli errori e guardano in modo diverso alle istituzioni, al loro ruolo, alle
regole.
Le
imprese che noi associamo, nel rispetto delle normative vigenti, sono impegnate:
ü
a ridurre le quantità di rifiuti
prodotti,
ü
a riciclare quelli che trovano
applicazioni
ü
a smaltire correttamente quelli che
residuano.
Nelle
due province operano più di 23.000
imprese nel settore industriale per un totale di 70.600 occupati. Le due
Associazioni, oltre a rappresentare una fetta consistente delle attività
industriali, annoverano tra i propri iscritti aziende di altri settori:
turismo, trasporti, servizi per le imprese..
Tutte
le attività del territorio (e non solo quelle industriali) producono quantità
più o meno grandi di rifiuti; la soluzione del problema del loro corretto
smaltimento è condizione essenziale sia per la qualità della vita che per la
competitività del nostro sistema industriale. Questo vale in modo particolare
per gli scarti della lavorazione del marmo e del granito, del vetro e della
vetroresina, dei sali derivati dal bario; per gli scarti delle attività
edilizie.
Nel 2006 (ultimo anno con dati disponibili) nelle province
di Lucca e Massa Carrara sono stati prodotti,
dichiarati
ufficialmente e smaltiti rifiuti
speciali pericolosi per un totale di circa 35.000 tonn.; nessuno di questi
rifiuti, tranne il cemento amianto, andrà a finire, se il progetto sarà approvato,
nella discarica di Cava Fornace o in altra discarica di Rifiuti Speciali Non Pericolosi.
Il progetto di cui si occupa l’inchiesta, è bene che sia chiaro, non
riguarda questo tipo di rifiuti.
I rifiuti speciali
non pericolosi prodotti annualmente nelle due province sono circa 1,3 m.ni
di tonn.. I codici CER più presenti sono lo 08 “RIFIUTI DELLA PRODUZIONE, FORMULAZIONE, FORNITURA ED USO DI
RIVESTIMENTI” e il 17 “RIFIUTI
DELLE OPERAZIONI DI COSTRUZIONE E DEMOLIZIONE”) (Fonte:
Arpat).
Le
società, con le sue regole comunitarie, nazionali e regionali, si è data molti
strumenti per tutelare le risorse ambientali;
si sono attrezzate sul piano giuridico per evitare che qualcuno possa impunemente agire a danno
dei diritti degli altri.
Il
progetto della discarica ci propone fondamentalmente tre tipi di quesiti.
Uno
è di tipo prettamente tecnico
Il
prof. Michele Marrone, nell’ incontro del 5 giugno, ha sostenuto che il sito
presenta una serie di rischi legati al vicino lago di Porta (carsicità, faglia attiva, terremoti) per i
quali il sito non è adatto a ospitare la
discarica (e la sentenza non riguarda i nuovi codici: il rischio evidenziato
sussiste anche per la marmettola. Buona parte delle considerazioni svolte
le avrebbe potuto fare per tutti i siti tra Viareggio e Sarzana. La
nostra, dopo tutto, resta una delle zone più antropizzate della Toscana. Per
alcuni questo è un elemento che di fatto ci esonera dal trovare soluzioni
dentro il perimetro della nostra vita materiale: “i rifiuti vadano dove vogliono andare ma per favore non in quella cava”.
Per le due Associazioni, invece, le soluzioni vanno ricercate, sempre nel
rispetto delle regole, dentro il territorio della nostra sfera d’azione!
In
realtà, l’intervento del prof. Marrone mi ha fatto pensare ad un rischio ben più preoccupante che è
insito, per le stesse ragioni, nelle scuole, nei distributori di carburante
sull’Aurelia, nelle abitazioni e per tutte
le attività che si svolgono ai piedi, nel centro e intorno a Montignoso…
Fra
l’altro, pensando al pericolo di inquinamento del lago di Porta, mi sembra che ci si preoccupi di una minaccia
relativa visto che tra la ferrovia e il lago di Porta c’è (è
acclarato) una mezza discarica di RSU e di altri materiali, rifiuti che non
sono stati ammassati su strati di geomembrane, argille, ecc…
In
ogni caso, i tecnici che hanno redatto il progetto con dati altrettanto supportati da fonti
autorevoli (enti pubblici, istituto di vulcanologia, circoli di speleologi, ecc)
, che le cose stanno in modo diverso: la faglia attiva non è quella che è stata
presentata, le aree carsiche sono più distanti, ecc.
Qualcuno
forse ha le competenze tecniche
specifiche per decidere chi ha ragione;
noi, lo riconosciamo apertamente, non le abbiamo; le Associazioni Industriali
potevano richiedere pareri tecnici o
legali ma semplicemente non lo vogliono fare; c’è una Conferenza dei servizi con i rappresentanti di 22 enti; sono funzionari pubblici con le loro
professionalità. C’è una ragione in
questo: siamo portati a ritenere che una macchina di valutazione così complessa
e interdisciplinare (la VIA) ha tutti gli strumenti per evitare errori
macroscopici! Perlomeno di evitare quelli macroscopici agitati dal prof.
Marrone.
Il
secondo quesito riguarda la conformità del progetto alle normative
Nello
stesso modo, l’architetto Andrea Tenerini ha obiettato (sempre il 5 giugno) che
il procedimento è stato lacunoso o gestito in modo non conforme alle normative;
tralascio le considerazioni sul piano del traffico e le altre cose di tipo
paesaggistico perché sono sembrate (anche ad un non esperto come me) obbiettivamente
meno credibili
Anche
in questo caso siamo di fronte a un tema (lo coerenza con gli strumenti
normativi) che si presta ad essere letto in modo diverso; questo è ancora più
logico in una materia complessa come l’insieme delle norme amministrative (e
tralascio la opinabilità di alcune sentenze, che spesso si contraddicono, di alcuni TAR o del Consiglio di Stato..); riconosciamo che è materia complessa e che va
esaminata correttamente e la conferenza VIA valuterà se effettivamente i rilievi
avanzati da Tenerini sono fondati.
Potevamo,
anche qui, richiedere pareri legali ma
ci sembra giusto che sia la conferenza a esprimersi e confidiamo che lo faccia
con serenità d’animo e senza pregiudizi:
quando riprenderà i lavori lo farà, c’è da ritenere, alla luce delle informazioni e dei pareri
prodotti
Il
terzo quesito è di carattere generale e riguarda la consapevolezza delle
decisioni e le responsabilità collettive della nostra comunità.
Le Associazioni Industriali
di Lucca e di Massa Carrara ritengono che, ai fini di un più consapevole
svolgimento dell ’inchiesta pubblica, dovrebbero essere fornite alla comunità
informazioni generali e specifiche utili a contestualizzare il progetto e ad
apprezzarne la natura.
Negli incontri svolti,
infatti, è emerso che non sono sempre note le garanzie e le tutele fornite dalle
normative esistenti in materia di rifiuti e di discariche (che poi è il punto
centrale del progetto); in particolare
si potevano di dovevano presentare
û
le normative europee in materia
(direttiva UE 99/31);
û
le normative nazionali, in
particolare quelle dei rifiuti speciali non pericolosi (il DL 152 del 2006, in
particolare l ’art. 181 (il precedente dgl 36/2003 ..);
Sarebbe utile, inoltre, ricordare quali sono:
û
i requisiti che deve assolvere una
discarica (fondo argilla, isolamento, geomembrana, sabbie, trattamento
percolato, strati rifiuti, copertura ..);
û
le prescrizioni sulla gestione delle
discariche e i sistemi di controllo e le sanzioni amministrative e penali previste;
le garanzie fideiussorie,
Sullo sfondo del tema
trattato dovrebbe essere sempre tenuto presente che l’Unione Europea, il
Parlamento Italiano, il Governo Regionale Toscano e le Amministrazioni Locali
si sono date obbiettivi di elevati standard ambientali e di protezione della
salute.
Dobbiamo avere
ragionevole fiducia sul fatto che i criteri previsti per l’autorizzazione
all’esercizio di una discarica sono una garanzia; le normative comunitarie, che
sono tra le più avanzate del mondo, si ispirano direttamente a criteri di
elevata sicurezza, così come lo fanno tutti gli strumenti di verifica e
controllo e i provvedimenti sanzionatori per chi viola le norme.
Queste
sono informazioni utili per rendersi
conto dei rischi del progetto ma nessuno si è preoccupato di fornirle o di
chiederle. In modo selettivo il confronto è scivolato su scenari catastrofici ma non è urlando contro il proponente o la
presunta miopia degli industriali che si affrontano i problemi.
Un esempio di questo
atteggiamento deliberatamente ostile riguarda il ruolo che il progetto
può svolgere nel campo della vita economica locale.
Il problema del SIN di MS, per esempio, è stato
agitato in modo strumentale nella riunione del 16 maggio; al di là del fatto che
anche la comunità di Montignoso è più interessata di quanto forse non dimostra
di rendersi conto al superamento delle criticità delle bonifiche del SIN: si
pensi alla costruzione dell’ospedale unico a Massa (che interessa evidentemente
tutti gli abitanti della provincia di MS), alla vulnerabilità dell’immagine
turistica, in primis quella balneare, di tutta la zona, a tutto lo sviluppo
economico locale e alle ricadute in termini di occupazione, redditi ecc..).
Non è corretto (come
invece è stato fatto) associare tout court la richiesta di autorizzazione
per i codici delle terre da bonifica al conferimento di rifiuti dei casi di
inquinamento che ci sono stati nella ZIA (Farmoplant, Italiana coke, Rumianca,
ecc..);
Basti, per questo, ricordare la definizione comunitaria –
nazionale di rifiuto speciale pericoloso:
“i
rifiuti classificati come pericolosi presentano una o più caratteristiche ..delle
seguenti caratteristiche:
–
punto di infiammabilità ≤ 55 °C; …..
–
una o più sostanze classificate (**)
come molto tossiche in concentrazione totale ≥ 0,1 %; …..
– una o più sostanze
classificate come tossiche in
concentrazione totale ≥ 3 %; ….
–
una o più sostanze corrosive in
concentrazione totale ≥ 1 %; …
–
una o più sostanze irritanti in
concentrazione totale ≥ 10 %; …
–
una sostanza riconosciuta come cancerogena
(categorie 1 o 2) in concentrazione ≥ 0,1 %”.
In poche parole, se le terre
contaminate del Sin superano dette soglie, semplicemente non possono essere
smaltite in una discarica RS NP.
Vorrei
tranquillizzare tutti; il Sin è uno dei luoghi più monitorati, analizzati e
tenuti sotto controllo del paese; sono in corso da 10 anni caratterizzazioni dei
terreni e delle falde; ci sono gli studi
svolti da ARPAT e quelli di ICRAM per la bonifica della falda; le indagini
svolte da ISPRA sull ’inquinamento dei fondali marini prospicienti il SIN. Tutti
i dati sono pubblici e, a parte alcune aree specifiche, la situazione è
ampiamente sotto controllo e monitorata. Le analisi evidenziano che la presenza di
contaminazione è circoscritta in poche aree (alcune decine di ha su un totale
di 3.600 ha).
Le Associazioni
Industriali di Lucca e Massa Carrara sono fiduciose che il confronto sul
progetto per la discarica Porta/Fornace possa proseguire nel rispetto reciproco
delle molteplici posizioni in campo; auspicano che non prevalgano le linee di
frattura ma emergano soluzioni condivise, dove ognuno non rinuncia ai propri
principi lavorando nella stesso tempo alla ricerca di una soluzione giusta e
sostenibile, nell’interesse generale del territorio, di questa e delle prossime
generazioni.
Chiedono pubblicamente
che il progetto sia valutato scrupolosamente nelle opportune sedi tecniche e, ove
risulti che sia conforme ai requisiti previsti dalle norme, venga approvato.
L’ultima considerazione che propongo ai partecipanti all’inchiesta
pubblica è questa.
E’ giusto difendere e
sostenere i valori nei quali si crede; è giusto non avere paura di esprimere il
proprio pensiero con passione; è giusto limitare le attività che non sono
rispettose dei diritti altrui; la
tutela ambientale, infatti, è un obbiettivo meritorio ed una grande
acquisizione del senso stesso di qualità della vita.
Ma non dobbiamo sottovalutare che anche lo sviluppo economico è un
obbiettivo meritevole e parte integrante della qualità della vita. Quando si
pongono dei limiti allo sviluppo dettati
non da rischi effettivi ma da
pregiudizi si limita la capacità
della società di creare ricchezza; si
mette un freno alla disponibilità di nuove tecnologie; l ’innovazione e una
società dinamica sono le prime e le
forze maggiori che possono portare alla
riduzione del carico inquinante della produzione, come dei trasporti, delle
abitudini quotidiane, ecc….
L ’inchiesta pubblica, non dobbiamo mai
dimenticarlo, è una procedura per “garantire l’effettiva informazione
dei cittadini sui progetti che interessano il territorio e le condizioni di
vita”; non è,
e non deve essere, una procedura per “misurare–quantificare–determinare–accertare”
il grado di accettazione da parte della comunità del progetto.
Associazione Industriali Lucca
Associazione Industriali Massa Carrara
11 giugno 2009-06-11
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