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Emergenza occupazione in provincia

Il Tirreno, Carrara - 14 novembre 2008

I lavoratori Italcementi potrebbero essere assunti tutti da aziende locali, se andrà in porto una proposta che Cna, Confartigianato, Lega cooperative e Api, tramite il Consorzio zona industriale metteranno a giorni sul tavolo del gruppo imprenditoriale che chiude lo stabilimento di Nazzano. E’ un’idea per dare risposte a imprese che intendono espandersi e non trovano aree libere.
 Nel territorio apuano, sono esplose le vertenze Eaton, Ica e Nca (con centinaia di lavoratori che rischiano di trovarsi in mezzo a una strada e altri che non vogliono essere privatizzati), e prima ancora si era aperta la spirale per i dipendenti di Italcementi, il gruppo, solido ma strategicamente rivolto ad altri lidi, che ha deciso di dismettere l’impianto di frantumazione di via Aurelia su un’area di 100 mila metri quadrati, attorno alla quale aleggianto manifestazioni di interesse. Si è parlato di una cordata di edili, di un’azienda manifatturiera che potrebbe impiantarci un’acciaieria, e del progetto sostenuto dal Consorzio Zia. Le ultime due proposte verranno esaminate entro questo mese, ha detto il sindaco Zubbani, in un incontro con Italcementi.
 Ma in cosa consiste l’idea delle associazioni?
 Lo spiega il presidente del Consorzio Zia, Cesare Ugolotti.
 «Nel nostro cda è emersa la volontà delle associazoni di essere utili alla risoluzione del problema Italcementi, puntando al riutilizzo a fini produttivi (artigianato, industria) dell’area. Infatti le associazioni ricevono da parte degli associati molte richieste di nuovi spazi. Così abbiamo messo insieme due ordini di necessità: quelle delle imprese che vogliono espandersi o aprire nuove attività, e quelle dei lavoratori Italcementi. L’area sull’Aurelia potrebbe dare le risposte. E c’è stata una dichiarazione delle associazioni al sindaco: se si riesce a concludere l’operazione con la proprietà e a firmare l’accordo, c’è la disponibilità immediata all’assorbimento completo dei lavoratori Italcementi, ancor prima di iniziare a realizzare il progetto».
 E come verrebbe suddivisa l’area?
 «L’idea è di non stabilire lotti piccoli, ma lotti consistenti, da un minimo di 1.000-2.000 metri quadri, perché la risposta è mirata soprattutto alle aziende che vogliono espandersi. Occorre capire anche dal punto di vista urbanistico quali sarebbero gli orientamenti dell’amministrazione comunale, ma non credo che il sindaco ponga grandi limiti».
 Quali attività si insedierebbero?
 «E’ prematuro dirlo. Ma siccome l’area Italcementi è ubicata in un luogo particolare, lungo l’Aurelia, vorremmo evitare, e lo abbiamo detto al sindaco, attività invasive dal punto di vista dell’impatto ambientale e visivo. Insomma, le associazioni pensano di poter fare un’azione di riutilizzo intelligente dell’area. Naturalmente si organizzeranno sotto l’egida del Consorzio che sarà un supporto logistico. Il Consorzio Zona non vuole fare l’immobiliarista, ma vuole essere uno strumento a favore dello sviluppo delle imprese e in questa ottica ci sembra che il nostro apporto possa essere utile per iniziative che aiutino nuovi insedimenti. Il nostro è un ruolo di servizio, ma l’operazione economica è giusto che la facciano le imprese e le associazioni».
 L’area è nel sito di interesse nazionale per le bonifiche.
 «Sì, è proprio nel cuore del Sin. Chiunque la acquisisca, avrà il problema non indifferente e inevitabile, dei tempi e degli oneri della messa in sicurezza».
 A fine mese se ne saprà qualcosa di più.

Per i Nuovi Cantieri Apuania il tavolo provinciale è slittato da oggi al 20 prossimo alle ore 17: data in cui arriverà il presidente della Regione, Claudio Martini (che nella mattinata dello stesso giorno affronterà il problema dell’Ica di Pallerone). Intanto le tre vertenze calde del territorio provinciale - cantiere, stabilimento lunigianese e Eaton di Massa (dove su 350 dipendenti, un centinaio sono di Carrara) - sono ormai fortemente saldate fra loro, anche se con connotazioni diverse. Tanto che i lavoratori della navalmeccanica e quelli della fabbrica metalmeccanica d’oltre Foce si sono uniti martedì scorso in un solo grande corteo che da Marina è arrivato fino a Turigliano: quattrocento in strada, al grido di «Lavoro, lavoro!».
 E stamani le rsu di Nca, Ica e Eaton saranno insieme nel cantiere di Marina dove nelle scorse settimane è scattato lo stato di agitazione con il blocco degli straordinari e delle flessibilità. Nca, lo ricordiamo, non è un’azienda in crisi e ha lavoro certo fino al 2010, ma è stata messa in vendita per effetto della finanziaria che ha imposto la manovra a Sviluppo Italia.
Si alza anche la voce di ex lavoratori: il Direttivo della Lega Fnp-Cisl di Carrara, fa sapere che si è «riunito per valutare lo stato di precarietà sempre più marcata che attraversa in particolare la popolazione anziana del nostro territorio. Alla luce del passato lavorativo dei componenti, il Direttivo esprime la più sentita solidarietà alle maestranze della Eaton ed ai loro famigliari che hanno visto da un giorno all’altro venire a mancare il proprio posto di lavoro. Così come la solidarietà non può venir meno anche ai lavoratori di Nca che, seppure in un diverso contesto produttivo, vedono messa in pericolo la loro professionalità con conseguenze facilmente immaginabili».

Il Tirreno, Lunigiana - 14 novembre 2008

Dopo lo sciopero spontaneo di due ore delle lavoratrici dell’Ica di Pallerone, che ha avuto luogo mercoledì pomeriggio, è arrivato il momento di ascoltare la voce degli imprenditori spezzini, i fratelli Andrea, Riccardo e Stefano Mastagni, che stanno trattando l’affitto di un ramo d’azienda dell’Ica, per la precisione del settore elettronico, dove sono occupate quaranta operaie sulle ottantacinque totali. Il tempo stringe e occorre chiudere: questo il messaggio lanciato da Andrea e Stefano Mastagni, che, insieme al fratello Riccardo, si occupano, da venticinque anni, di ristrutturazione di aziende da reimmettere, poi, sul mercato.
 «Un mercato sempre più veloce - sottolinea Stefano Mastagni - e che ormai ha decretato che in Italia non c’è più spazio per il settore dei cablaggi, la produzione dei quali si è spostata nei Paesi dell’Est europeo, dove la manodopera costa sicuramente meno della nostra».
 Così spiega Stefano Mastagni il non interessamento al settore cablaggi dell’Ica, un settore che sarebbe ormai morto, almeno in Italia. Infatti i tre fratelli spezzini puntano esclusivamente al ramo elettronico dell’Ica, «Dove sono impiegate - spiega Andrea Mastagni - operaie dotate di ottime competenze e professionalità, che intendiamo preservare in toto, anche se, almeno all’inizio, potrebbero essere molte di meno, poiché bisognerà vedere quanti ordini riusciremo a trattenere. Sempre che, ovviamente, si decida di affittare il ramo elettronico dell’Ica». Infatti, il problema è che occorre fare in fretta, perché, a quanto pare, l’Ica più il tempo passa, più perde clienti. Entro domani, assicura Andrea Mastagni, sarà presa una decisione, che in ogni caso sarà comunicata lunedì. Oggi sarà nelle mani dei tre fratelli il piano industriale, richiesto a gran voce da Cgil, Cisl e Uil.
 Proprio in queste ore, quindi, è il momento dei conti, quelli decisivi, quelli in base ai quali decidere se l’avventura vale la pena di essere giocata, sperando che l’impatto negativo sull’occupazione sia il meno doloroso possibile.
 Vi è da sottolineare poi, come puntualizzano i due fratelli, che la parte più consistente del fatturato dell’Ica nel 2007 era quella relativa ai cablaggi: infatti, il ramo elettronico avrebbe fatturato “soltanto” cinque milioni di euro; questo è un dato molto interessante da evidenziare, perché da ciò si comprende come siano volubili e ondivaghi i mercati odierni, con un comparto, quello dei cablaggi, che passa dall’essere quello trainante ad essere dichiarato “clinicamente morto”, almeno in Italia, nel giro di pochi mesi.
 Prova ne è, comunque, il fatto che Candy e Zanussi si sono sganciate dalla Ica, rivolgendosi altrove. Ricordiamo, infatti, che la Ica produceva cablaggi e componenti elettroniche per elettrodomestici, un mercato che attualmente attraversa una crisi profonda, tale da fare ritenere che un futuro per il settore elettronico dell’Ica potrebbe essere quello rappresentato dalla produzione di componenti per navigatori satellitari, pur essendo una fetta di mercato molto di nicchia. Le operaie dell’Ica, quindi dovranno ancora attendere fino a domani. Quelle del settore elettronico possono sperare, le altre chissà .

La Nazione, Lunigiana - 14 novembre 2008

NON C’È pace per i dipendenti Ica. Malgrado il corteo di mercoledì, ieri Pino Cortili, responsabile Uil Lunigiana, ammetteva: «Quella dei Mastagni è l’unica offerta arrivata. Il resto sono solo parole. Giovedì a Massa ci sarà l’incontro con il presidente della Regione Toscana per parlare del cantiere navale, della Eaton e dell’Ica. Sentiremo. Come sindacato chiediamo agli enti locali e alle forze politiche di rendere appetibile l’Ica eliminando gli oneri e garantendo finanziamenti». In attesa che Regione, Provincia e Comune si muovano per attirare a Pallerone nuovi imprenditori, un dato è certo. Se i Mastagni prendono in affitto il ramo d’azienda legato all’elettronica dando lavoro a una ventina di persone, per gli altri scatterà la cassa integrazione. In caso contrario, entro breve, forse entro fine anno, andranno tutti in mobilità. Anche perchè gli ordini sono in calo. I clienti stanno cercando nuovi fornitori e i vecchi proprietari hanno fatto capire che non possono reggere per molto l’attuale situazione. In pratica: se il fatturato 2007 dell’Ica era di circa 10 milioni di euro, quello della nuova azienda (solo elettronica) dovrebbe essere di poco superiore ai 2 milioni.

14/11/2008
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