La Nazione, Carrara - 23 marzo 2008
SI PUÒ salvare il prezioso corallo rosso dei nostri mari con l’aiuto del marmo. Un progetto ambizioso quello presentato dal biologo massese Lorenzo Bramanti lunedì sera nella sede del Centro sub Alto Tirreno durante l’incontro intitolato “Oro bianco e oro rosso. Il nostro marmo ripopolerà il mare?”, che rientra nell’ambito del progetto patrocinato dalla Provincia “Sicuramente mare; conoscerlo, amarlo e viverlo in sicurezza”. Uno studio portato avanti in questi anni dal gruppo di ricerca sul corallo rosso del dipartimento di biologia dell'Università di Pisa guidato dal professor Giovanni Santangelo di cui Bramanti fa parte. «Le larve di corallo — ha detto Bramanti – scelgono sempre come loro zona di insediamento per formare le colonie fondali marini ricchi di carbonato di calcio. E proprio di questo elemento è composto in gran parte il marmo, ed in particolare quello bianco di Carrara, in percentuali altissime. Da qui l’idea, brevettata, di utilizzare lastre di marmo da fissare, attraverso opportuni chiodi, sui fondali marini per permettere ai coralli di trovare un terreno su cui insediarsi. In un secondo momento queste lastre possono essere rimosse per valutare la crescita e lo sviluppo delle colonie, con i relativi tassi di mortalità e nascita». L’utilizzo delle lastre di marmo come zone di insediamento per i coralli è un ottimo sistema per poter effettuare su di esse lo studio dell’evoluzione della specie, sia nei primi anni di vita che in tempi molto più lunghi. Ma non è questo l’unico pregio della tecnica.«Oltre a permetterci uno studio più dettagliato ed un’analisi più approfondita delle problematiche connesse alla crescita, quale il surriscaldamento delle acque, le lastre possono anche essere un ottimo sistema per permetterci di allevare coralli su di esse per poi trasferirli in altre zone da ripopolare, senza danneggiare le colonie e sottoporle agli stress che vengono da altre tecniche. Infine si è visto dalle lastre estratte che le colonie che vi si erano formate erano colpite in maniera minore dalle spugne perforanti, i nemici peggiori per l’integrità dei coralli». Questi studi mostrano che è possibile ripopolare del prezioso oro rosso i nostri mari, che da sempre producono uno fra i migliori coralli del mondo, per la cui lavorazione è rinomata ed unica Torre del Greco, minacciati gravemente di estinzione a causa soprattutto di una pesca indiscriminata portata avanti negli ultimi vent’anni. «Questi sono comunque studi molto costosi — ha sottolineato inoltre Bramanti — che posso portare avanti grazie al mio assegno di ricerca dell’università cofinanziato da Ssi Italia e alla Fischer per i chiodi delle lastre. Un ringraziamento in particolare va a Lorenzo sub e a Bdk Sport per le attrezzature speciali di cui ci riforniscono, come il rebreather UBS 40 che permette di immergersi senza emettere bolle». Infine Bramanti ha consegnato a tutti i sub intervenuti delle schede catalogative per l’individuazione in immersione di coralli. Queste segnalazioni serviranno a poter gestire meglio i coralli ancora presenti e a migliorare la ricerca per la loro salvaguardia.
Il Tirreno, Carrara - 23 aprile 2008
L’oro bianco della montagna scende a valle per salvare l’oro rosso del mare. Potrebbe infatti essere il marmo bianco di Carrara a salvare il corallo rosso (Corallium rubrum) mediterraneo dal rischio di estinzione. A dirlo sono gli studi del biologo marino massese Lorenzo Bramanti e dal team di lavoro universitario pisano guidato dal professor Giovanni Santangelo, da tempo impegnato nella ricerca della possibilità di far attecchire il corallo rosso proprio su piastrelle di marmo.
Marmo che, secondo i risultati ottenuti negli ultimi anni, sarebbe il substrato “naturale” più adatto per l’insediamento delle larve della preziosa specie, perché il più simile a quello naturale costituito dallo strato carbonatico su cui cresce in natura il corallo.
Titolari di un vero e proprio brevetto, dunque, Santangelo e il suo gruppo di lavoro e ricerca basano su una metodica innovativa e inedita l’ipotesi di ripopolare i banchi corallini italiani ormai sovrasfruttati, collocando all’interno delle colonie di corallo già esistenti piastrelle di marmo bianco per verificarne la “fertilità”. E venerdì sera presso la sede del Centro sUb alto Tirreno si è svolto un seminario che ha aggiornato i presenti sugli ultimi risultati della ricerca: il progetto, denominato “Operazione oro rosso”, realizzato in collaborazione con Ssi Italia, l’azienda Fisher, LorenzoSub e Bdk sport e con il contributo di importanti istituti esteri, sta realizzando da anni immersioni subacquee altamente specializzate, riuscendo a condurre lo studio ed esperimenti in acqua senza danneggiare le delicate e preziose colonie di corallo rosso.
Dopo un censimento preciso delle popolazioni del Corallium rubrum mediterraneo (anche spagnolo e francese, ma soprattutto italiano) e dopo l’analisi del comportamento della specie e dell’andamento demografico della stessa negli anni, è emerso che la crescita del corallo è un processo molto lento: occorrono oltre vent’anni per avere colonie di corallo rosso con un diametro di 1,5 centimetri in un ambiente poco illuminato e a una temperatura non superiore a 20 gradi; e anche se nel nostro mare la temperatura sta aumentando rapidamente in seguito ai cambiamenti climatici, per l’oro rosso del Mediterraneo non tutto è perduto.
La composizione del marmo infatti, carbonato di calcio praticamente puro, è in tutto e per tutto simile a quella del substrato formato dai resti organici degli scheletri degli animali marini su cui cresce e si sviluppa naturalmente una colonia di larve del corallo. I dati raccolti in oltre un decennio dimostrano che Torre del Greco potrebbe mantenere il suo primato nel settore della produzione e lavorazione del corallo rosso, e addirittura non rimanere l’unica roccaforte del corallo rosso, ma cominciare ad essere affiancata da altre località, quasi tutte italiane, che potrebbero accrescere la produzione di corallo e la sua lavorazione: in altre parole, la biologia marina potrà dare una grossa mano alla specie, e anche alla permanenza sul mercato di un prodotto unico come questo, da sempre caricato di significati simbolici importanti dalle religiosi di tutti i tempi e storicamente protagonista dell’arte europea e non solo.
«Il ripopolamento di questa specie marina a rischio di estinzione non è impossibile - ha spiegato Bramanti durante il seminario - e gli ultimi anni di studi e raccolta di documentazioni fotografiche hanno dimostrato che il corallo può essere salvato. Con l’utilizzo di semplici piastrelle di marmo bianco che abbiamo collocato e poi periodicamente asportato nella zona dell’isola d’Elba, nel livornese, ma anche alle isole Medas in Spagna, abbiamo constatato che il corallo cresce e riesce ad alimentarsi e a sopravvivere sullo strato marmoreo».
Per il momento, però, la fase di ripopolamento di corallo nelle nostre acque è lontana, dato che quello di Santangelo e dell’Università pisana costituisce solo un progetto di studio.
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